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sabato 13 aprile 2013

Seconda fermata: Nîmes

Dall’epoca papale di Avignone, dopo poco più di mezz’ora di treno tra la magnifica campagna della Provenza, ci ritroviamo alla stazione di Nîmes. Oltre al carattere tipicamente provenzale delle strade e delle facciate delle case, in questa cittadina sono soprattutto i monumenti romani a conquistarci. Nîmes, attraversata dalla Via Domitia, fu una delle più importanti colonie dell’impero romano e uno dei principali centri culturali e commerciali dell’epoca augustea. Sedute su una panchina accanto all’anfiteatro romano, approfittando di un sole caldo e avvolgente, scopriamo cosa dice Jospeh Roth a proposito di questa città: “a Nîmes si è addirittura riusciti a incorporare nella città, e perfino nei suoi quartieri più moderni, i grandi monumenti dell’epoca romana […] Nella grande arena romana si è inaugurato un cinema all’aperto. Agli abitanti di Nîmes non viene neanche in mente che a dividere i cinematografi dalle arene non sono solamente i secoli.”* L’anfiteatro, l’acquedotto, la Maison Carrée - il tempio romano e il tempio di Diana sono le tracce visibili della gloriosa antichità romana che, ancora oggi, “sopravvive attraverso i secoli”* nella bella cittadina di Nîmes.

L'anfiteatro di Nimes


mercoledì 10 aprile 2013

Che il viaggio abbia inizio...

Biglietti? Presi. Zaino? In spalla. Ombrello? No, non ci servirà. Dopotutto stiamo partendo per la Provenza! E la guida? In tasca. Non si tratta però del solito vademecum turistico acquistabile in ogni angolo della città. La nostra è una guida turistica d’eccezione: “Le città bianche” di Joseph Roth. 
Scoperto un po’ per caso, tra varie scartoffie universitarie, questo libro ci ha affascinato a tal punto da decidere, da un giorno all’altro, di partire per il Sud della Francia, dove “il sole è giovane e forte, il cielo alto e turchino, gli alberi verde scuro, meditabondi, antichissimi […] le città [sono] bianche, dai tetti piatti […] quasi a voler dimostrare che neanche l’altezza qui può diventare pericolosa e che nessuno potrà mai precipitare nell’abisso oscuro”*.
Chissà se saremo trasportate dalla stessa euforia che ha guidato Roth, ormai quasi un secolo fa, alla scoperta della Provenza? Adesso muoviamoci! Il treno sta per partire.